Digital Digital MAB è una iniziativa di formazione transdisciplinare rivolta a musei archivi e biblioteche e a tutti gli istituti, pubblici o privati, che integrano collezioni museali, archivistiche e/o bibliografiche.
29 Dicembre 2025

Offre a 60 professionisti italiani del settore culturale l’opportunità di compiere un soggiorno-studio nei Paesi Bassi dove confrontarsi direttamente con le metodologie, gli strumenti e le strategie adottate, a supporto della trasformazione digitale culturale del Paese, dalle istituzioni aderenti al Netwerk Digitaal Erfgoed (NDE). Questo è Digital Heritage Explorers, il programma di Dicolab. Cultura al digitale che porta quattro gruppi da 15 professionisti, selezionati con bando pubblico, in visita di studio.
Sono già due i gruppi partiti e rientrati in Italia, per un totale di 28 professionisti, che consentono un primo bilancio dell’iniziativa.
Sono professionisti di elevato profilo, provenienti da ambiti eterogenei e rappresentativi del settore MAB (Musei, Archivi, Biblioteche) nazionale che così, oltre a poter attivare un confronto coi colleghi olandesi, hanno anche l’opportunità di proficui scambi professionali tra di loro. Tutti i gruppi raccolgono dirigenti e funzionari del Ministero della Cultura, personale di biblioteche statali e di enti locali, archivisti, rappresentanti di sistemi museali comunali, responsabili di archivi d’impresa e fondazioni private e anche ricercatori universitari.
La commistione tra figure tecniche e amministrative, tra curatori, ricercatori e direttori, di ambito sia pubblico sia privato, è uno dei punti di forza dell’esperienza, riconosciuto da tutti i partecipanti come un valore aggiunto.
Gli incontri con i colleghi olandesi sono di varia natura, dal workshop con lezioni frontali alla visita dei laboratori di digitalizzazione, con un incontro, molto apprezzato, con il rappresentante della Netwerk Digitaal Erfgoed (NDE), portatore della visione e della storia di questa eccellenza nazionale che accompagna la transizione digitale delle istituzioni culturali olandesi.
Trasformazione digitale e digitalizzazione
L’esperienza è giudicata dalla totalità dei partecipanti come estremamente positiva, formativa e stimolante.
I partecipanti dichiarano di aver acquisito o rafforzato conoscenze cruciali sulla digitalizzazione come processo tecnico (approfondimento degli standard di metadatazione, principi FAIR Findability, Accessibility, Interoperability, Reusability, modelli di interoperabilità, consapevolezza sull’uso potenziale dell’AI nella mediazione culturale e sull’importanza di un approccio etico) ma soprattutto di aver potuto approfondire i temi della trasformazione digitale in termini di visione, cambiamento organizzativo, leadership.
In tal senso è stata rilevante la conoscenza diretta di un approccio sistemico e strategico come quello del modello olandese.
Di forte impatto è stato poter constatare che la National Digital Heritage Strategy olandese è un’iniziativa che parte dal basso e che porta a una visione condivisa tra gli enti aderenti, a differenza di quanto avviene in Italia dove si ha un approccio più centralizzato. È stata apprezzata dai partecipanti la forza di un modello che mette in rete istituzioni di diversa scala, utilizzando grandi hub (come KB, Sound & Vision), per guidare infrastrutture e pratiche, e incoraggiando un approccio bottom-up che coinvolge attivamente i membri più piccoli della rete.
Alcuni partecipanti hanno auspicato un approfondimento sugli aspetti organizzativi concreti dei rapporti funzionali tra il nucleo centrale NDE e le realtà periferiche, per una valutazione sulla piena realizzazione pratica di questa governance.
La comunità di pratica
L’esperienza di Digital Heritage Explorers sta generando un impatto significativo anche a livello di crescita personale e networking.
Il dialogo ha favorito la condivisione di sfide comuni e ha permesso la nascita di connessioni personali e professionali che si prevede saranno durature. In particolare, i partecipanti hanno saputo sviluppare una visione critica delle proprie pratiche, riconoscendo nella tendenza italiana un più deciso orientamento alla conservazione che non, come nel caso olandese, all’audience e alla partecipazione.
A circa un mese dalle prime trasferte, molti partecipanti raccontano di aver dato seguito a quanto appreso sperimentando in Italia nuove modalità di lavoro; altri hanno mantenuto i contatti con i colleghi olandesi.
Si conferma così la bontà di un modello formativo che, andando oltre la pura trasmissione di saperi, propone esperienze collettive e trasformative, grazie al dialogo tra professionisti della cultura provenienti da contesti diversi, disciplinari e territoriali, portatori di esperienze, di successo (o insuccesso), pratiche e visioni differenti.
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