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21 Gennaio 2022

Che “cambiamento” e “persone” siano i due concetti al centro del processo di rivoluzione digitale nei beni culturali che stiamo vivendo è stato chiaro fin dal primo appuntamento delle “Relazioni Digitali”, il webinar della Digital Library in collaborazione con la Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali.
E a maggior ragione è stato ribadito nel corso dell’ultimo appuntamento di questo primo ciclo di incontri incentrato su professioni e competenze su cui si sono confrontati Federico Badaloni, capo delle aree di User Experience Design e di Graphic Design della Digital Division di GEDI e Giovanni Michetti, professore di Archivistica presso la Sapienza, con la moderazione di Francesca Tomasi co-direttore del Digital Humanites Advanced Research Center dell’Università di Bologna.
Il Direttore della Digital Library Laura Moro, in apertura di webinar, ha premesso che le persone sono la stella polare intorno alla quale è stato progettato e definito l’imminente Piano Nazionale di Digitalizzazione. Sono e saranno loro a governare i processi e portare al cambiamento (culturale, organizzativo, giuridico e tecnologico che sia). Un cambiamento che a sua volta avrà diverse traiettorie così come descritte nelle precedenti Relazioni Digitali: l’ampliamento dei confini del patrimonio culturale; cosa vuol dire patrimonio culturale digitale (nuovi servizi per nuovi pubblici); le relazioni tra oggetti digitali e il loro contesto; ecosistemi e nuovi modelli di conoscenza.
Anche Martina De Luca responsabile della formazione della Fondazione ha sottolineato che il cambiamento interdisciplinare sarà al centro del prossimo ciclo di incontri con la Digital Library che avranno però la struttura focus group, divisi per tipologie di contenuti digitali.
La prima domanda della Tomasi ha voluto chiarire le competenze richieste per gli ambiti lavorativi dei due relatori. Per Badaloni, architetto dell’informazione, nessun dubbio: la capacità di progettare non le cose, ma gli eventi: sono questi secondi a plasmare le prime, non il contrario. Un lavoro che si basa su quattro pilastri:
• I bisogni delle persone.
• La progettazione di ambienti dove devono accadere delle relazioni (ad esempio un sito web).
• La dimensione fenomenica degli oggetti, ovvero i contenuti devono colpire i sensi delle persone (non solo la vista).
• Un testing continuo delle interfacce create, perchè anche la realtà e le persone sono in costante mutamento.
Non molto differente il punto di vista di Michetti, moderno archivista e quindi strettamente imparentato con l’architettura delle informazioni: per conservare e modellare i sistemi informativi è indispensabile profilare i target che ne fruiranno. Le cose, in sostanza non hanno significato in sé ma sono il contesto e le relazioni a darglielo. Per questo Michetti si è definito quasi un “mediatore culturale” ribadendo che le tecnologie non sono neutre ma rispecchiano una certa visione del mondo. Non basta quindi dotarsi di competenze tecniche, ma ci vuole anche spirito critico.
Questa considerazione allarga però le competenze necessarie anche ad ambiti apparentemente distanti da quello nativo: la Tomasi l’ha chiamata “crossdisciplinarietà”, che non sarà un termine da Accademia della Crusca ma rende bene l’idea. Badaloni stesso ha confessato di doversi confrontare quotidianamente anche con la psicologia cognitiva, con competenze linguistiche, con il project management, con il marketing oltre che, ovviamente, con progettazione e codici informatici. Solo l’essere poliedrici ci permette di gestire la complessità di un mondo in continua mutazione. Per Michetti questa è una “soft skill” che ci deve costantemente far mettere in discussione le nostre convinzioni così da intercettare l’utenza da diverse prospettive. Ma il mondo dei beni culturali è un mondo “antico”, con professionalità che da secoli se ne occupano. E’ dunque possibile rimanere al passo delle nuove tendenze? Come purtroppo già ribadito nei precedenti webinar, anche per i tre relatori il mondo accademico odierno non offre ancora “pacchetti” formativi completi ed efficaci. Il consiglio quindi è di stimolare costantemente la propria curiosità, tenersi informati su tutto, leggere molto, sperimentare, mettersi in gioco e condividere esperienze. Il consiglio finale per tutti i digital humanists in collegamento, e non solo per loro, è dunque simile all’esortazione coniata da un uomo, molto amato nel recente passato: “non abbiate paura!”.

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Relazioni digitali: calendario

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