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Arqueo-Cuba

Archeologia e sostenibilità ambientale per una cooperazione territoriale di contrasto ai cambiamenti climatici

In linea con gli obiettivi definiti dall’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, il programma Arqueo-Cuba promuove lo scambio di esperienze tra professionisti italiani e cubani e mira a sviluppare soluzioni innovative per la conservazione e la gestione sostenibile del patrimonio archeologico di Cuba, anche in relazione agli effetti del cambiamento climatico sull’assetto ambientale locale.

La Fondazione affianca i partner italiani e cubani di progetto garantendo il proprio contributo nella formulazione di un’offerta formativa ideata sulla base dei rilevati fabbisogni formativi e nel supporto all’ideazione e alla sperimentazione di soluzioni innovative per la gestione del patrimonio culturale.

Arqueo-Cuba è un programma finanziato da AICS – Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, nell’ambito dell’avviso per la “Promozione dei Partenariati Territoriali e implementazione territoriale dell’Agenda 2030”. L’ente proponente del progetto è il Comune di San Felice Circeo. La Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali è partner insieme all’OHCH – Oficina del Historiador de la Ciudad de la Habana, OCCM – Oficina del Conservador de la Ciudad de Matanzas, DG ERIC – Direzione Generale educazione, ricerca e istituti culturali, l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, l’ARCS – Arci Culture Solidali APS.

il programma

L’esigenza di preservare l’integrità e l’identità del ricco e stratificato patrimonio storico-archeologico di Cuba deve oggi coniugarsi con il rapido sviluppo architettonico e sociale dell’area urbana di L’Avana e con gli effetti, ormai tangibili sull’isola, del cambiamento climatico. Con questa iniziativa, si intende supportare i professionisti del patrimonio culturale cubano in un processo che coinvolga enti locali e comunità nell’elaborazione e nell’attuazione di programmi di sviluppo locale che tengano in considerazione anche le esigenze di conservazione e il ruolo che il patrimonio culturale può ricoprire per lo sviluppo sostenibile dell’isola, da un punto di vista economico e ambientale.

chi

Esperti, professionisti e docenti italiani lavorano insieme a funzionari tecnici e amministrativi delle Oficinas di Cuba e ad un gruppo di allievi del Collegio Universitario San Geronimo de la Habana che svolgono esperienze di fieldwork presso le Oficinas, costruendo un gruppo di lavoro multidisciplinare.

come

Il programma si svolge nell’arco di 36 mesi, coniugando momenti di formazione online e laboratori sul campo, visite e tavoli di lavoro, a Cuba e in Italia.
L’offerta formativa – progettata sulla base degli specifici fabbisogni formativi rilevati con interviste ai professionisti coinvolti – prevede approfondimenti sulle modalità di gestione dei parchi archeologici, sull’uso delle tecnologie digitali per la fruizione e catalogazione del patrimonio archeologico, sugli strumenti per promuovere lo sviluppo di forme di turismo sostenibile e di processi di inclusione delle comunità locali nella cura del patrimonio, sugli impatti del cambiamento climatico sul patrimonio culturale.
Nei laboratori sperimentali, si mettono in pratica le nozioni discusse nei seminari: il gruppo di lavoro progetta e sperimenta modelli di gestione nei due siti target cubani. Sulla base di studi multidisciplinari volti a comprendere le caratteristiche storico-archeologiche e le criticità ambientali dei sue siti target, si individuano soluzioni per promuoverne la visita nei circuiti del turismo sostenibile e garantirne la conservazione.

dove

I partner di progetto cubani hanno individuato due siti target in qualità di casi-studio, selezionati in ragione delle loro caratteristiche storico-archeologiche e delle sfide gestionali che essi pongono: il sito di archeologia industriale Polvorin San Antonio e il sito aborigeno di Guasabacoa nel Cayo Blanco nella Baia de L’Avana e il sito aborigeno La Cañada a Matanzas., a 10 km dell’Avana. Il primo – l’unica polveriera del XVIII-XX secolo ancora visibile – è oggi un sito a rischio, caratterizzato dalla presenza di rifiuti inquinanti. Il secondo – un importante centro aborigeno, scoperto nel 2004 e ancora non indagato archeologicamente – è una preziosa, tanto quanto poco nota, testimonianza delle comunità di “agricoltori ceramisti” che vivevano nell’area prima della colonizzazione. Allo stesso modo, i siti archeologici e naturalistici italiani di Ostia, Pyrgi, Tarquinia, San Felice Circeo e Giardino di Ninfa sono stati scelti come siti di riferimento, per ospitare le delegazioni cubane in visita di studio in Italia.

a che punto siamo