Digital Gaming e beni culturali. Progettare esperienze interattive per il patrimonio è una iniziativa formativa realizzata dalla Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali con il supporto specialistico di IIDEA – Italian Interactive Digital Entertainment Association che accompagna i professionisti della cultura nella scoperta del linguaggio videoludico, fornendo strumenti teorici, operativi e progettuali per integrare le logiche del videogioco nei processi di valorizzazione del patrimonio culturale.
11 Febbraio 2026

Sono oltre 250 sono le candidature ricevute da ricevute da dipendenti o consulenti di musei, parchi archeologici, archivi, sovrintendenze, enti territoriali, per partecipare alla winter school di Gaming e beni culturali. Progettare esperienze interattive per il patrimonio, iniziativa formativa, promossa dalla Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali con il supporto di IIDE Italian Interactive Digital Entertainment Association, che esplora il videogioco come linguaggio culturale.
Tra figure con ruoli di direzione, curatela, comunicazione, marketing, didattica, mediazione, sono profili rari, quelli dei 40 professionisti e professioniste selezionati per le due edizioni del worskhop, una a Reggio Calabria, dal 19 al 21 febbraio 2026 e l’altra a Bologna, dal 2 al 4 marzo 2026: storici dell’arte, archeologi, architetti, archivisti, progettisti culturali, con esperienza in hacckaton digitale, produzione di serious game ed edutainment, sviluppo di app, videomapping e ricostruzioni virtuali, laboratori immersivi, audioguide emozionali, progetti di memoria audiovisiva e storytelling partecipativo ma anche storici della didattica ludica, informatici, sviluppatori, XR devoloper puri, graphic designer, tecnici e progettisti GIS e 3D che lavorano per il patrimonio culturale, materiale e immateriale.
L’obiettivo non è trasformare i museali in sviluppatori di videogiochi ma farli diventare committenti consapevoli, in grado di guidare e supervisionare efficacemente progetti ludico-digitali per il patrimonio culturale.
Dopo aver concluso individualmente un percorso di formazione online, con l’obiettivo di fornire competenze concrete per integrare il linguaggio videoludico nei progetti di valorizzazione del patrimonio i partecipanti selezionati sono coinvolti in tre giorni di attività comuni: lezioni, keynote speech, case study reali, nazionali e internazionali, attività pratiche guidate da tutor esperti provenienti dall’industria creativa, un laboratorio per generare idee innovative di narrazione e coinvolgimento del pubblico, e consolidare competenze professionali strategiche per valorizzare il patrimonio attraverso il digitale. E poi, sia a Bologna che a Reggio Calabria, visite di studio in luoghi simbolo della città.
Una occasione di rete più unica che rara che favorisce l’incontro di due mondi apparentemente distanti – quello degli studiosi del patrimonio culturale con quello dell’innnovazione e della tecnologia – e che promuove la creazione di collaborazioni tra istituzioni culturali, enti pubblici, università, imprese creative e realtà del terzo settore.
Le candidature, numerose e qualificate, di professionisti provenienti da non pochi istituti del Ministero della Cultura e da musei civici, dalla Sovrintendenza Capitolina e dai Musei Vaticani, dal MUDEM Museo della Moneta della banca d’Italia e dalle Università (DigiLab Sapienza Università di Roma, Università della Basilicata, Sistema Museale Univeristà del Molise) confermano quanto crescente e trasversale sia l’interesse per il videogioco come linguaggio culturale riconosciuto e forma potente di narrazione e coinvolgimento del pubblico.






