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20 December 2021

Dopo averne affrontato la dimensione culturale, manageriale e giuridica è arrivato il momento di affrontare come gli aspetti tecnologici influenzano le “Relazioni Digitali”.
A parlarne nel quarto appuntamento del webinar organizzato dalla Digital Library del MiC insieme alla Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali: Deborah Agostino, direttrice dell’Osservatorio Innovazione Digitale nei Beni e nelle Attività Culturali del Politecnico di Milano, Grazia Tucci, direttrice del Laboratorio di Geomatica per l’Ambiente e la Conservazione dei Beni Culturali dell’Università di Firenze, moderate da Arianna Traviglia, direttrice del Centre for Cultural Heritage Technology.
L’incontro si è aperto con un quadro preliminare sulle tecnologie oggi disponibili a servizio della cultura e riassunte dalla Agostino in:
• Tecnologie immersive (es. realtà virtuale e realtà aumentata)
• Tecnologie robotiche (es. un robot che accoglie e guida i visitatori in un museo)
• Tecnlogie cloud (che forniscono gli spazi di archiviazione)
• Intelligenza artificiale (es. la profilazione degli utenti e il chatbot)
• Blockchain o crypto arte

Premessa di tutto ciò è che il ciclo delle tecnologie appare sempre più breve, quasi fosse un’istantanea della fase di vita che stiamo vivendo. Anche per questo, e sarà il filo conduttore di tutto l’incontro, è assolutamente necessario avere una strategia iniziale che fissi necessità, obiettivi, fruitori potenziali, fabbisogni formativi e professionali, governance del processo e, non ultimo, il budget disponibile.
Attenzione però a distinguere la digitization dalla digitalization. Perché, ha spiegato Grazia Tucci, mentre la prima è una mera conversione dal formato analogico al formato digitale, la seconda è invece un processo più ampio e complesso che, partendo dalla digitization, utilizza le tecnologie per creare o cambiare un modello di business in grado di produrre nuove risorse e opportunità di crescita.
Ma come è stato affrontato questo processo? ha poi domandato Arianna Traviglia. La Agostino ha risposto ricordando un indicatore certificato che anticipa i parametri per misurare la “digitalità” di un processo: il Digital Readiness Index che, applicato alle attuali istituzioni culturali italiane, ci ha fornito una mappa a macchia di leopardo in cui si distinguono realtà:
Strategy-driven, ovvero le più virtuose, che mirano ad uno sviluppo coerente e strutturato.
Technology-driven, con un livello tecnologico molto alto, ma senza una visione strategica.
• Senza ancora nessun processo digitale attivato

E’ stato affidato poi alla Tucci un breve excursus storico sul patrimonio digitale: se ne comincia a parlare già nel 1999, ma è nel 2003 che l’Unesco, con la “Carta per la conservazione del Patrimonio Digitale”, afferma che per evitare il rischio che il patrimonio digitale vada perduto “occorre prendere misure adeguate relative all’intero ciclo di vita dell’informazione digitale, dalla creazione all’accesso. La conservazione a lungo termine del patrimonio digitale ha inizio con la progettazione di sistemi e procedure affidabili per la produzione di oggetti digitali autentici e stabili”. Seguirà poi, nel 2009, la Carta di Londra che ha stabilito i principi metodologici generali del processo, integrata successivamente da i “Principi di Siviglia” specificamente riferiti al campo dell’archeologia.
Sempre la Tucci ha voluto poi sottolineare, ancora una volta, quanto il dato digitale, anche quello prodotto dal suo campo, la geomatica, deve essere quanto più completo ed utilizzabile per più necessità. Si parla in questo caso di un “dato di base”, aggiornabile ed implementabile, in contrapposizione al “dato tematico” che esaurisce la sua utilità per una specifica esigenza.
Ancora una volta, quindi, è emerso il filo conduttore di questi webinar: l’importanza delle relazioni, del dialogo tra i soggetti coinvolti e dei vasi comunicanti. Una digitalizzazione a compartimenti stagni perde presto la sua spinta innovatrice. La sfida, ha insistito ancora la Tucci è dunque il riuso di questi dati, o meglio, come chiarisce la Agostino, la gestione efficiente del loro ciclo di vita. Per esempio introducendo le logiche del project management per ogni progetto di digitalizzazione, definendo il gruppo di lavoro, scegliendo la tecnologia adeguata all’obiettivo, gestendone la quotidianità e la resistenza al cambiamento delle strutture e del personale coinvolto.
Per la Tucci questa è una strada con ancora molti ostacoli, in primis il “digital divide”, le infrastrutture a disposizione, le competenze e la formazione accademica. Ma anche tanti nuovi possibili campi di applicazione, come ad esempio, i sistemi predittivi contro le catastrofi naturali che possono colpire i beni culturali.
Un futuro pieno di sfide, quindi, nel quale, per la Agostino, si affermerà il web 5.0, ovvero dove lo spazio fisico arriverà a sovrapporsi a quello virtuale. Un “emotional web” dove le “Relazioni Digitali”, che stiamo provando ad immaginare oggi, saranno sempre più protagoniste.
Appuntamento al 18 gennaio per l’ultimo seminario.

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Relazioni digitali: calendario