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8 Aprile 2026

Si è conclusa, con grande soddisfazione di tutti i soggetti coinvolti, la prima fase online della IV edizione dell’’International School of Cultural Heritage il progetto internazionale che, combinando formazione, ricerca e collaborazione internazionale sta coinvolgendo 22 tra curatori e conservatori, archivisti e bibliotecari, educatori e ricercatori, direttori e manager provenienti da 12 Paesi del continente africano e numerose istituzioni culturali italiane.

Nel programma di Managing Art Collections: from ancient to contemporary, il tema della gestione delle collezioni è stato affrontato in una prospettiva interdisciplinare e, per certi versi, inconsueta, che ha messo in dialogo patrimonio archeologico con arte contemporanea e prospettive curatoriali di tutela, valorizzazione, ricerca con coinvolgimento dei pubblici.

Tra febbraio e aprile 2026, cinque appuntamenti online hanno coinvolto i partecipanti in un primo momento di incontro e confronto, preliminare al workshop programmato in Roma per il mese di aprile e preparativo per le successive residenze presso le istituzioni italiane: uno spazio di riflessione comune per avviare il dialogo, conoscere i contesti istituzionali coinvolti e iniziare a confrontarsi su questioni professionali.

Attraverso interventi, discussioni e casi di studio, gli incontri introducono alcuni dei temi che accompagneranno l’intero percorso formativo, offrendo ai partecipanti strumenti critici e interpretativi.
Centrale, nella discussione, è stato il tema della definizione di museo: non categoria stabile e universalmente data, ma processo aperto e negoziato tra principi internazionali, contesti istituzionali e realtà culturali locali. In questo quadro, gli incontri hanno sollecitato i partecipanti a interrogarsi su come le istituzioni culturali interpretano e presentano patrimoni sempre più eterogenei, mettendo in discussione categorie tradizionali come quelle stesse di antico e contemporaneo, di patrimonio materiale e immateriale, o di reperto archeologico, etnografico e opera d’arte.
Altro tema ricorrente è stato quello delle pratiche interdisciplinari e interculturali nella ricerca e nella gestione delle collezioni. Attraverso esempi e casi di studio, è emerso chiaramente come il lavoro museale richieda sempre più spesso una visione integrata, possibile se attivo il dialogo tra discipline diverse e tra prospettive culturali differenti. In questa prospettiva, anche l’archeologia viene riletta come un campo di pratica che mette in relazione il passato con le domande del presente, contribuendo alla costruzione di nuove narrazioni sul patrimonio e sui suoi significati.

Tra gli ospiti coinvolti nelle sessioni figurano Thomas Thondhlana della Great Zimbabwe University, Bruno Brulon Soares della University of St Andrews — membro del comitato ICOM impegnato nella revisione della definizione internazionale di museo — Muthoni Thang’wa, heritage advisor e chair di ICOM Kenya, Terry Little dell’Ahmadu Bello University e membro del board di ICOM-CC, Francesca Fabiani curatrice dell’ICCD e Stefania Siano della Direzione generale Affari Europei e Internazionali del Ministero della Cultura.

Durante le discussioni, la riflessione ha toccato e introdotto uno dei temi che sarà dominante durante il workshop in presenza a Roma (dal 20 al 24 aprile 2026), ovvero il ruolo delle istituzioni culturali nelle modalità con cui patrimoni diversi vengono interpretati, conservati e presentati al pubblico, nel mettere in relazione patrimoni, comunità e contesti culturali diversi.

Gli appuntamenti online hanno quindi avuto il duplice obiettivo di stimolare il pensiero critico dei partecipanti su questioni cruciali per tutti i professionisti del patrimonio culturale e preparare un terreno comune di indagine per le successive residenze.