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8 Maggio 2026

Rivolta alle città finaliste al titolo di “Capitale italiana della cultura” 2028, prende inizio la V edizione di Cantiere Città, l’iniziativa di capacity building del Ministero della Cultura e della Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali nata per non disperderne il patrimonio di creatività, competenze e relazioni investito dalle città durante la competizione: un progetto che in ogni edizione dura circa un anno per consolidare le capacità progettuali delle città, dare un futuro a uno dei progetti del dossier di candidatura e valorizzare la rete di relazioni attivate per la candidatura.

Secondo una formula ormai consolidata, Cantiere Città propone alle dieci città finaliste al titolo per l’anno 2028 – Ancona (futura Capitale della cultura), Anagni (FR), Catania, Colle di Val d’Elsa (SI), Forlì (FC), Gravina in Puglia (BA), Massa (MS), Mirabella Eclano (AV), Sarzana (SP) e Tarquinia (VT) – un programma di attività formative su temi di interesse comune e un programma di incontri laboratoriali cuciti su misura per ciascuna città. Realtà diverse per dimensioni e contesto, ma accomunate dalla scelta di investire sulla cultura come leva di sviluppo territoriale.

La masterclass inaugurale

Tutte presenti le dieci finaliste in occasione della masterclass di apertura: tre giorni di networking e di lavoro in cui, le delegazioni cittadine – tra progettisti, funzionari, dirigenti, sindaci e assessori – hanno potuto incontrarsi, raccontarsi, confrontarsi.
Tra la prima e la seconda giornata di lavoro, alla Sala Emeroteca del Ministro della Cultura, ciascuna città ha presentato il proprio dossier di candidatura e, a seguito di un confronto con i nostri esperti, ogni amministrazione ha iniziato a individuare la pista progettuale su cui ha interesse ad attivare il percorso di accompagnamento di Cantiere Città.

I temi emersi

L’avvio dei lavori di Cantiere Città ha tracciato una rotta chiara per le dieci finaliste, ponendo l’accento sulla necessità di trasformare i dossier di candidatura in progetti  capaci di generare impatto sociale.  La sfida, emersa durante il confronto, è quella di costruire una visione strategica comune e trasmissibile, supportata da una struttura di governance fondata sui principi di partecipazione e accessibilità.

In vista del prossimo incontro di giugno, il gruppo ha individuato quattro direttrici prioritarie su cui attivare il confronto nei rispettivi territori.
Il welfare culturale, inteso sia come evoluzione delle policy — in linea con il recente protocollo d’intesa tra Ministero della Cultura e Ministero della Salute — sia come ambito operativo per sviluppare attività che pongano il benessere dei cittadini al centro dell’agire culturale. Parallelamente, urge una riflessione su management, governance e partenariati:  alla ricerca di alleanze solide, su diverse scale (a livello comunale, territoriale, di operatori culturali) le candidate guardano a una logica di rete che consolidi il rapporto pubblico-privato su scala territoriale e nazionale e includa in modo sistemico gli operatori dal basso.  Ampio spazio è stato dedicato ai temi della partecipazione, della cittadinanza attiva, dei giovani: l’obiettivo è rendere le nuove generazioni soggetti “abilitanti” della programmazione, coinvolgendole attivamente nei processi decisionali. Questo sforzo si traduce anche nella sfida di rendere il patrimonio culturale accessibile a tutti i pubblici attraverso una divulgazione efficace e inclusiva.
L’impianto progettuale si innesta su uno sguardo critico al patrimonio culturale. Le città si propongono di rielaborare memorie complesse — patrimonio culturale materiale e immateriale — trasformandole in risorse contemporanee. Questa visione del patrimonio culturale, inteso come bene diffuso, punta a garantire un’accessibilità universale e una partecipazione reale, pilastri fondamentali per l’identità delle capitali del futuro.

Ha concluso i lavori, intercettando queste tematiche comuni, Alessandro Bollo (esperto di management culturale e direttore del Museo Nazionale del Risorgimento Italiano a Torino) che, con la Scuola, accompagnerà le città lungo tutto il percorso, individuando pure una linea progettuale che le città potranno realizzare in rete, contando sul reciproco scambio di pratiche e strumenti.

La formazione

Il secondo e il terzo giorno, i presenti hanno partecipato al primo appuntamento formativo del corso tematico previsto dal programma: “L’internazionalizzazione dei progetti culturali” è il tema del corso curato da Marco Marinuzzi, corso che si completerà con successivi appuntamenti. Con il “Laboratorio di progettazione dei servizi digitali”, guidati da alcuni tutor della scuola, i partecipanti hanno avuto l’occasione di simulare il lavoro di un team di progettazione culturale e, con il supporto di un set di card dedicate, sperimentare le fasi di ideazione e produzione di un servizio digitale. (Il laboratorio si inscrive tra le attività formative che Dicolab. Cultura al digitale).

Cantiere Città proseguirà con i consueti appuntamenti: il corso tematico di interesse comune a tutte le città; un percorso dedicato a ogni città, articolato in tre workshop (di cui uno in presenza nei singoli territori e due online); un evento conclusivo che riunirà nuovamente tutti i partecipanti della terza edizione del progetto.

Le novità

Nell’ambito di Cantiere Città, promuoviamo una nuova azione destinata alle città che vogliono candidarsi alle future edizioni di Capitale italiana della cultura: Obiettivo Capitale è un ciclo di otto videolezioni che propongono contenuti e strumenti operativi per progettare interventi culturali solidi e sostenibili e per costruire dossier di candidatura efficaci. Le videolezioni sono gratuite e fruibili on-demand sulla piattaforma di formazione a distanza della Scuola (fad.fondazionescuolapatrimonio.it).